Sei esattamente dove devi essere

Ciò che conta è adesso, è il presente, il dove sei ora.

Qualunque azione tu compia, escludendo ogni giudizio
e nei limiti della tua capacità di controllare l’Universo che ti circonda,

Sei sempre ed in ogni momento, esattamente dove devi essere.

Non pensare di controllare direttamente il caos,
lo puoi fare esprimendoti naturalmente
mentre ti lasci portare nel flusso.

E’ come nuotare nella corrente di un fiume,
schivando le rapide e spostando le acque,
per esplorarne il corso mentre scorre
con la medesima curiosità e meraviglia di un bambino.

FB

L’incontro

Sto scorrendo svogliatamente l’elenco dei contatti quando appare il suo nome. Mi fermo per un attimo e i pensieri inciampano: non ci sentiamo da più di vent’anni!

L’ho rivista solo una volta dopo la fine, durante una festa di matrimonio, un bel matrimonio di cari amici che vedo spesso ancora adesso. Era passata una vita da quando ci eravamo lasciati e ora eccola di fronte a me. Perdo il contatto con la realtà.
Mi guarda sorridente, è più alta di quanto mi ricordassi, sono sorpreso e felice di rivederla.
Un breve saluto formale mentre cerco di ritornare con i piedi a terra.
Nella mente scorrono velocissime tutte le scene della nostra storia, dalla prima consapevole decisione fino al devastante epilogo:
«come ti sta andando la vita?» le chiedo.
«bene dai, e tu come stai?».

Ma il dolore per le macerie che quella supernova aveva creato era ancora presente, o forse sono state semplicemente orgoglio e incomprensione a parlare.
Di certo non ho saputo fare tesoro di quell’incontro e non ricordo nemmeno più la sua espressione quando ci siamo salutati.

Di lei adesso ho solamente una tenue traccia, un vecchio numero di telefono sopravvissuto ai trasferimenti della mia rubrica su almeno 6 o 7 cellulari diversi e che ora, dopo più di vent’anni, mi guarda da un’icona vuota con il suo nome aziendale salvato su Whatsapp.

E cosi, come si getta un sasso nell’abisso oscuro per coglierne l’eco, digito un semplice messaggio, solo il suo nome, seguito da un punto interrogativo.
E clicco invio.

Riflessioni minime

Spesso la fede viaggia in incognito. (L’apparizione – film)

Oggi ho battuto un mio record! Alcuni giorni consecutivi in vita. (The equalizer 2 – film)

Non esistono momenti migliori. (Infermiera alla porta del reparto geriatria)

Gli ideali sono pacifici, la Storia è violenta. (Fury – film)

fugge via il tempo, come nuvole al vento…

Orizzonte

C’è un momento in ciascuna alba in cui la luce è come sospesa; un istante magico dove tutto può succedere. La creazione trattiene il suo respiro.
(Douglas Adams)

Quando da piccolo iniziò la consapevolezza, tutto era così nuovo e travolgente che potevo solamente vivere nel momento.
La luce splendeva e la sorpresa era nascosta ovunque, ogni cosa era una scoperta ricca di emozioni, sembrava non esistesse alcun limite al mondo.
Ogni valico superato rivelava un nuovo paesaggio e altre valli da esplorare.

«ARCOBALENO!» Gridò l’acqua precipitando.

Seguendo una farfalla arrivai ad un torrente dove l’acqua della vita scorreva tumultuosa tra rapide, cascate e placidi laghetti fino alla rivelazione della grande pianura.
Lasciato il fiume presi un sentiero, era giunto il momento di trovare la mia strada, di camminare sulle mie gambe, di dare un senso all’esistenza.
Ho fatto del mio meglio con quello che avevo e con ciò che ho trovato lungo il cammino.
Ho cercato e spesso ho trovato, ho aiutato e sono stato aiutato, ho seminato e ho raccolto.
Alle volte il percorso era chiaro, altre volte oscuro, ma nonostante tutto sono arrivato al mare e così finalmente l’ho vista.

Una linea netta tra acqua e cielo.
Le distanze che a terra riuscivo a misurare, tutto a un tratto si sono fatte infinite.
Prima non l’avevo mai compreso veramente, troppi ostacoli interrompevano lo sguardo, ora non più.
So che un giorno anche quella linea verrà superata e così, in questo cambio di prospettiva, il mio percorso trova finalmente un significato.
E’ arrivato il momento di costruire una barca.

Possiamo generare stelle danzanti

Come il battito d’ali di un pipistrello in Cina genera un uragano pandemico nel mondo, così possiamo generare noi una diversa vibrazione.

Essere una farfalla iridescente nel mondo delle cose e delle idee,
dove ogni gesto, ogni parola, ogni manifestazione
si riverbera nelle infinite connessioni della realtà
trasformandola in un continuo e caotico cambiamento.

Scontrandoci ed incontrandoci in caduta libera,
siamo gocce di pioggia che danzano nel cielo
creando fulmini ombre e arcobaleni
visibili soltanto da universi paralleli.


Multiverso

Ogni essere vivente percepisce il proprio universo attraverso i segnali ricevuti dal suo specifico sistema sensoriale ed elaborati dal sistema cerebrale.

Possiamo conoscere la realtà e fare previsioni attendibili ma solo entro limiti definiti dalle nostre capacità personali. La comprensione di come sia fatto l’universo per un altro essere vivente presuppone la capacità di immedesimarsi a tal punto da essere lui.

Al centro dell’universo

Paramecio

Su come la vita sia iniziata sulla Terra non vi sono certezze, sicuramente però la base molecolare su cui si fonda obbliga i primi esseri ad avere delle dimensioni specifiche: non troppo piccoli altrimenti i processi chimici metabolici non possono avvenire e non troppo grandi per mantenere una coerenza nell’organizzazione dell’individuo.

Tra la minima dimensione quantistica e la massima dimensione dell’universo vi sono 60 ordini di grandezza. (Il rapporto tra un ordine e il successivo è di 1/10).

La misura della cellula, espressione basilare della vita, si colloca perfettamente a metà tra queste dimensioni. E così, seppure in modo diverso da quanto considerato in passato ma con una potenziale applicabilità anche a sconosciute specie aliene, l’essere umano e tutti i viventi, ritrovano da questo particolare punto di vista, la centralità smarrita nell’infinito spazio cosmico.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ordini_di_grandezza_(lunghezza)

Galassia

Mancava poco alla mezzanotte, Peter camminava tranquillo sul sentiero di sabbia poco illuminato tra i pini marittimi e le capanne, il rumore dell’animazione del villaggio vacanze diminuiva mentre si allontanava dalle zone comuni.
I pensieri, inquieti ed agitati come farfalle colorate, lo portavano verso il pontile; affollato di giorno da persone che prendevano il sole e si tuffavano in acqua, ora era deserto.
Passò accanto agli scogli dove due ragazzi si stavano baciando al buio, raggiunse la zona pianeggiante alla base del molo, una coppia conversava a bassa voce, seduta sui lettini di plastica bianca.
I suoi passi risuonavano mentre camminava lentamente sul pontile di legno, il mare era calmo, la lieve brezza del giorno si era fermata, solo un sommesso sciabordio proveniva dagli scogli sulla riva.
Gli occhi si stavano abituando al buio, nella notte senza luna lievi bagliori guizzavano nell’acqua, forse dei gamberetti, si chinò per guardare meglio, non era bioluminescenza.

Si alzò in piedi e guardò verso l’alto, per la prima volta la vide, maestosa ed infinita. Una scia lattiginosa nel cielo nero, la Galassia! Invisibile da casa per l’inquinamento luminoso della città. Le foto, nonostante la capacità di raccogliere e moltiplicare la luce, non si avvicinano nemmeno alla magnificenza del cielo stellato.
Rimase ad osservarla silenzioso, riconoscendo le stelle e le costellazioni che la punteggiano: a sud, nella zona più luminosa del centro galattico, la forma a teiera del Sagittario e poi risalendo l’Aquila con Altair, Deneb nel Cigno, la luminosa Vega allo zenith fino a Cassiopea dove la Via Lattea sfumava a nord.
Erano evidenti anche le zone d’ombra, oscurate dalla polvere cosmica.
Lentamente aprì le braccia, alzando lo sguardo al cielo.
In un istante la consapevolezza si cristallizzò intorno a lui e per un attimo il tempo si fermò.
Percepiva chiaramente la propria posizione sul pianeta: nel solstizio d’estate 2020, a quarantacinque gradi sul bordo della Terra, proteso verso il cielo, le braccia allineate al piano orbitale, la luna e il sole in eclissi alle spalle, guardava rapito lo spazio esterno al sistema solare.

La luce di innumerevoli stelle, proveniente da luoghi e tempi immensamente lontani, convergeva attraverso i suoi occhi in un luogo della sua mente (100 miliardi di neuroni, circa 130 mila miliardi di sinapsi, 500 volte le stelle di tutta la Galassia).
Nello stesso momento, all’interno del cervello, tutti i moduli pulsavano sincronizzati, espressione macroscopica di un universo quantistico neuronale.

Il modulo visivo associava la luce al concetto stella che richiamava i nomi e le esperienze collegate, miriadi di connessioni agivano all’unisono raggiungendo le aree frontali della coscienza.
Un lampo luminoso originò la singolarità, qualcosa si espanse dal punto, raggiungendo i limiti del cosmo.
Per qualche istante il tempo perse significato, la visione quasi lo travolse, non faceva freddo ma sulla pelle sentiva strani brividi, quasi che il corpo non bastasse più a contenerlo.
Era lui, un punto infinitamente piccolo, al centro di innumerevoli rette, eccezione straordinaria, in grado di espandere la propria consapevolezza al cosmo che lo circonda.

Riprese a respirare e a percepire i suoni lontani.

Una farfalla iridescente si alzò dal molo e si posò sul dorso della mano destra ancora rivolta al Sagittario… poi, con un leggero battito d’ali, volò via verso il mare aperto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eclissi_solare_del_21_giugno_2020