Alla ricerca di un centro di gravità permanente.

Sognare di camminare sulla spiaggia, con i piedi accarezzati dalla risacca, come trattenuto dall’acqua fresca, per poi allungare lentamente il passo fino a correre a perdifiato, con i piedi che sembrano volare sopra la sabbia bagnata. Allargare le braccia come fossero ali e spiccare il volo, librandosi in aria come un gabbiano. Ed osservare le cose da lontano, con distacco, lasciandosi alle spalle tutti i pensieri e le apprensioni, godendo dell’attimo e dello spettacolo del mondo. Nella metafora del sogno ritrovare un certo approccio per le piccole e grandi cose, il cui peso si stempera nella distanza, nel distacco creato dalla consapevolezza della propria infima dimensione rispetto alla grandezza del mondo.

Com’è possibile conciliare questa visione con la vita quotidiana, fatta di esigenze minime come mangiare e dormire ma anche di relazioni con altre persone, sia a livello di familiari e conoscenti che di colleghi di lavoro e amici; fatta di necessità economiche a breve e lungo termine, di responsabilità nei contronti di chi ti è vicino: figli, genitori, compagni di vita, animali e piante che dipendono delle tue cure? Come mettere tutto nella giusta prospettiva? E’ corretto adottare un’ottica diversa a seconda del contesto o è possibile trovare una sintesi?

Se allargo la visione al cosmo, le dimensioni sono talmente vaste che la nostra presenza si fa irrilevante, se scendo e considero l’ecosistema del pianeta in cui viviamo, penso all’umanità come ad un virus, un “incidente” evolutivo di cui probabilmente il mondo si sbarazzerà come accadde casualmente ai dinosauri. Se però mi fermo a valutare l’orizzonte della vita, nel tempo e nello spazio, ecco che nei limiti ristretti entro cui posso agire, è possibile trovare uno scopo, un motivo esistenziale.

Comincerei da qui, da queste immagini, da queste parole, sempre che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare.

Era lì, che aspettava solamente il mio arrivo per mettersi in posa.

Questa creatura è un sirfide, è un parente della mosca ma si finge un’ape per sembrare più pericoloso. E’ stupefacente la sua capacità di stazionare in volo per poi schizzare via improvvisamente. Per fortuna questo soggetto si è mostrato abbastanza collaborativo e si è lasciato avvicinare, a dire il vero si è posato proprio sul fiore che stavo inquadrando. Detto così sembra facile… vi risparmio tutti gli scatti sfocati o mossi. In ogni caso una foto come questa, mi ripaga per tutti i tentativi non riusciti. 

Camera Canon EOS M50 – ISO 100 – 1/200 sec. –  f/5 – Ottica Canon EF-M28mm f/3.5 MACRO

Spesso la meraviglia è nascosta in bell’evidenza.

Un obiettivo macro, un terrazzo, molta pazienza e centinaia di scatti.
Al termine di questo “safari fotografico” ho selezionato quattro immagini: una piccola formica che si sporge dal bordo di un vaso da fiori, un ragnetto che tenta invano di colpire un porcellino di terra ben corazzato, una mosca in cerca di qualcosa e un altro piccolo ragno saltatore dagli occhi color smeraldo.