Multiverso

Ogni essere vivente percepisce il proprio universo attraverso i segnali ricevuti dal suo specifico sistema sensoriale ed elaborati dal sistema cerebrale.

Possiamo conoscere la realtà e fare previsioni attendibili ma solo entro limiti definiti dalle nostre capacità personali. La comprensione di come sia fatto l’universo per un altro essere vivente presuppone la capacità di immedesimarsi a tal punto da essere lui.

Perché tutto questo?

Grazie a te che mi stai leggendo, per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Sento sempre più forte il bisogno di esprimere i miei pensieri. Vorrei lasciare tracce, segni di un passaggio, forse segnali per chi mi è amico o magari passi di un percorso di conoscenza. La mente offre profondità infinite ed è facile perdersi. Quello che cerco in fondo è un punto fermo, un riferimento universale che non sia esterno all’essere umano ma piuttosto la sua più profonda essenza. La ricerca continua…

Verso l’infinito e oltre… (Cit. Toy story)

Catturare la luce

«Dai muoviamoci che siamo in ritardo!» E così eccomi qua, ad arrancare faticosamente sulla neve indossando le ciaspole per la prima volta. Al rifugio, il corso sulla reflex e la fotografia di paesaggio è stato così interessante che abbiamo perso il senso del tempo ed ora siamo in ritardo sul programma. Dobbiamo raggiungere la cima di un’altura innevata prima del tramonto. Saranno si e no duecento metri ma mi sembrano due chilometri! Sono senza fiato: «L’elicottero del 118 ce la fa ad arrivare fin qui, vero?» «Sì sì tranquillo» mi risponde Alessandro sorridendo.  Ok, stavo scherzando ma fino ad un certo punto… «Dai che manca poco, siete quasi arrivati». Quando inizi una salita a 2.236 metri di quota è bene partire con un passo leggero, senza fretta, ed invece bisogna arrivare in cima prima che il sole tramonti altrimenti perdi l’attimo, il momento supremo, il motivo fondamentale per cui sei qui in questo preciso istante: “la ricerca dello scatto perfetto”.

Il cuore è al limite, ogni quattro passi devo fermarmi per trovare l’energia per i quattro passi successivi. “Però, non male le ciaspole! Non sprofondo nella neve e nemmeno scivolo! Tutta fatica risparmiata”. Piano piano, un passo alla volta, raggiungo la cima, e non sono nemmeno l’ultimo! Ok, calma fermi tutti, ora devo capire dove sono e cosa succede, qualche attimo ancora perché il cervello ritrovi un po’ di lucidità.

Da qui si domina il passo di Giau con la Gusela del gruppo del Nuvolau a guardia del valico. Il paesaggio è magnifico e lo sguardo si perde tra le montagne innevate e il blu profondo del cielo. Siamo arrivati in tempo, il tramonto però è piuttosto deludente, a ovest le nuvole coprono il sole che sta calando e le vette non sono illuminate dalla luce dorata che vorrei. “Non importa, vediamo se posso trovare qualche composizione interessante”.

Passo Giau (BL)

Apro il cavalletto, monto la fotocamera e mi guardo attorno. Qualche foto al passo, qualche scatto al tramonto, poi si avvicina Alessandro, da perfetto organizzatore è sempre molto attento: «Come va? Hai settato i parametri corretti? Controllato il fuoco? Tolto lo stabilizzatore?». Meno male che c’è qualcuno che mi ricorda i dettagli fondamentali… “Lo stabilizzatore!”.

Ok ora tutto è a posto. «Posso vedere l’inquadratura?» «Secondo me faresti bene a spostarti, in modo da escludere questa neve in primo piano che disturba la composizione». Giusto, mi sposto più vicino al bordo del piccolo altopiano in direzione del tramonto.  Dopo essere andato velocemente a recuperare il tappo di un obiettivo che era caduto ad uno di noi e scivolato fin quasi ai piedi della collina, Alessandro ritorna, tranquillo e sereno. Senza nemmeno la necessità di riprendere fiato mi aiuta a comporre l’immagine sul display della fotocamera.  Nel frattempo il sole continua a calare e le nuvole, ora illuminate dal basso, iniziano a colorarsi di rosa, arancione, rosso, viola, fucsia, magenta ed altri colori straordinari ancora senza nome.

Incantato dal momento, in ginocchio sulla neve, solo davanti al miracolo, cerco di catturare la luce…

Colori del tramonto dal passo Giau
Wanderersouls

Catch the light

“Come on, let’s move, let’s be late!” So here I am, trudging on the snow wearing the snowshoes for the first time. At the alpine hut, the “reflex camera and landscape photography” course was so interesting that we lost track of time and now we are late on the program. We must reach the top of a snowy hill before sunset. It will be about two hundred meters but it seems to me two kilometers! I am out of breath: «The rescue helicopter can get this far, right?»«Yes, yes, don’t worry,» Alessandro replies smiling. Ok, I was joking but not too much … «Come on, there is little left, you are almost there». When you start an ascent to 2,236 meters above sea level, it is good to start with a light, unhurried step, and instead we have to get to the top before the sun sets otherwise you lose the moment, the supreme instant, the fundamental reason why you are here now: “the search for the perfect shot”.

The heart beats to the max, every four steps I have to stop to find the energy for the next four steps, “But, not bad snowshoes! I don’t sink into the snow and I don’t even slide! All saved energy”. Slowly, step by step, I reach the top, and I’m not even the last! Ok, calm down, stop everyone, now I have to understand where I am and what is happening, a few more seconds for the brain to find some clarity.

From here you can dominate the Giau pass with the Gusela of the Nuvolau group guarding the pass. The landscape is magnificent and the gaze is lost between the snow-capped mountains and the deep blue sky. We arrived on time, but the sunset is rather disappointing, to the west the clouds cover the setting sun and the peaks aren’t illuminated by the golden light that I would like. “It doesn’t matter, let’s see if I can find some interesting composition”.

I open the tripod, mount the camera and look around. Some photos at the pass, some shots at sunset, then Alessandro approaches: «How’s it going? Have you set the correct parameters? Checked the focus? Removed the stabilizer?». Luckily there is someone who reminds me of the fundamental details … “The stabilizer!”.

Ok now everything is fine. «Can I see the shot?» asks Alessandro, «In my opinion you would do well to move, so as to exclude this snow in the foreground that spoils the composition». Right, I move closer to the edge of the small plateau in the direction of sunset. After going quickly to retrieve the cap of a photographic lens that had fallen and slipped almost to the foot of the hill, Alessandro returns, calm and peaceful. Without even needing to recover his breath, he helps me compose the image on the camera display. In the meantime the sun continues to drop and the clouds, now illuminated from below, begin to turn pink, orange, red, purple, fuchsia, magenta and other extraordinary still nameless colors.

Enchanted from the moment, kneeling on the snow, alone in front of the miracle, I try to catch the light ..

Sunset from the Giau pass – Italy