L’incontro

Sto scorrendo svogliatamente l’elenco dei contatti quando appare il suo nome. Mi fermo per un attimo e i pensieri inciampano: non ci sentiamo da più di vent’anni!

L’ho rivista solo una volta dopo la fine, durante una festa di matrimonio, un bel matrimonio di cari amici che vedo spesso ancora adesso. Era passata una vita da quando ci eravamo lasciati e ora eccola di fronte a me. Perdo il contatto con la realtà.
Mi guarda sorridente, è più alta di quanto mi ricordassi, sono sorpreso e felice di rivederla.
Un breve saluto formale mentre cerco di ritornare con i piedi a terra.
Nella mente scorrono velocissime tutte le scene della nostra storia, dalla prima consapevole decisione fino al devastante epilogo:
«come ti sta andando la vita?» le chiedo.
«bene dai, e tu come stai?».

Ma il dolore per le macerie che quella supernova aveva creato era ancora presente, o forse sono state semplicemente orgoglio e incomprensione a parlare.
Di certo non ho saputo fare tesoro di quell’incontro e non ricordo nemmeno più la sua espressione quando ci siamo salutati.

Di lei adesso ho solamente una tenue traccia, un vecchio numero di telefono sopravvissuto ai trasferimenti della mia rubrica su almeno 6 o 7 cellulari diversi e che ora, dopo più di vent’anni, mi guarda da un’icona vuota con il suo nome aziendale salvato su Whatsapp.

E cosi, come si getta un sasso nell’abisso oscuro per coglierne l’eco, digito un semplice messaggio, solo il suo nome, seguito da un punto interrogativo.
E clicco invio.