Al centro dell’universo

Paramecio

Su come la vita sia iniziata sulla Terra non vi sono certezze, sicuramente però la base molecolare su cui si fonda obbliga i primi esseri ad avere delle dimensioni specifiche: non troppo piccoli altrimenti i processi chimici metabolici non possono avvenire e non troppo grandi per mantenere una coerenza nell’organizzazione dell’individuo.

Tra la minima dimensione quantistica e la massima dimensione dell’universo vi sono 60 ordini di grandezza. (Il rapporto tra un ordine e il successivo è di 1/10).

La misura della cellula, espressione basilare della vita, si colloca perfettamente a metà tra queste dimensioni. E così, seppure in modo diverso da quanto considerato in passato ma con una potenziale applicabilità anche a sconosciute specie aliene, l’essere umano e tutti i viventi, ritrovano da questo particolare punto di vista, la centralità smarrita nell’infinito spazio cosmico.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ordini_di_grandezza_(lunghezza)

Galassia

Mancava poco alla mezzanotte, Peter camminava tranquillo sul sentiero di sabbia poco illuminato tra i pini marittimi e le capanne, il rumore dell’animazione del villaggio vacanze diminuiva mentre si allontanava dalle zone comuni.
I pensieri, inquieti ed agitati come farfalle colorate, lo portavano verso il pontile; affollato di giorno da persone che prendevano il sole e si
tuffavano in acqua, ora era deserto.
Passò accanto agli scogli dove due ragazzi si stavano baciando al buio, raggiunse la zona pianeggiante alla base del molo, una coppia conversava a bassa voce, seduta sui lettini di plastica bianca.
I suoi passi risuonavano mentre camminava lentamente sul pontile di legno, il mare era calmo, la lieve brezza del giorno si era fermata, solo un lieve sciabordio proveniva dagli scogli sulla riva.
Gli occhi si stavano abituando al buio, nella notte senza luna lievi bagliori guizzavano nell’acqua, forse dei gamberetti, si chinò per guardare meglio, non era bioluminescenza.

Si alzò in piedi e guardò verso l’alto, per la prima volta la vide, maestosa ed infinita. Una scia lattiginosa nel cielo nero, la Galassia! Invisibile da casa per l’inquinamento luminoso della città. Le foto, nonostante la capacità di raccogliere e moltiplicare la luce, non si avvicinano nemmeno alla magnificenza del cielo stellato.
Rimase ad osservarla silenzioso, riconoscendo le stelle e le costellazioni che la punteggiano: a sud, nella zona più luminosa del centro galattico, la forma a teiera del Sagittario e poi risalendo l’Aquila con Altair, Deneb nel Cigno, la luminosa Vega allo zenith fino a Cassiopea dove la Via Lattea sfumava a nord.
Erano evidenti anche le zone d’ombra, oscurate dalla polvere cosmica.
Lentamente aprì le braccia, alzando lo sguardo al cielo.
In un istante la consapevolezza si cristallizzò attorno a lui e per un attimo il tempo si fermò.
Percepiva chiaramente la propria posizione sul pianeta: nel solstizio d’estate 2020, a quarantacinque gradi sul bordo della Terra, proteso verso il cielo, le braccia allineate al piano orbitale, la luna e sole in eclissi alle spalle, guardava rapito lo spazio esterno al sistema solare.

La luce di innumerevoli stelle, proveniente da luoghi e tempi immensamente lontani, convergeva attraverso i suoi occhi in un luogo della sua mente (100 miliardi di neuroni, circa 130 mila miliardi di sinapsi, 500 volte le stelle di tutta la Galassia).
Nello stesso momento, all’interno del cervello, tutti i moduli pulsavano sincronizzati, espressione macroscopica di un universo quantistico neuronale. Il modulo visivo associava la luce al concetto stella che richiamava i nomi e le esperienze collegate, miriadi di connessioni agivano all’unisono raggiungendo le aree frontali della coscienza.
Un lampo luminoso originò la singolarità, qualcosa si espanse dal punto, raggiungendo i limiti del cosmo.
Per qualche istante il tempo perse significato, la visione quasi lo travolse, non faceva freddo ma sulla pelle sentiva strani brividi, quasi che il corpo non bastasse più a contenerlo.
Era lui un punto infinitamente piccolo, al centro di innumerevoli rette, eccezione straordinaria, in grado di espandere la propria consapevolezza al cosmo che lo circonda.

Riprese a respirare e a percepire i suoni lontani.

Una farfalla si alzò dal molo e si posò sul dorso della mano destra ancora rivolta al Sagittario… poi, con un leggero battito d’ali, volò via verso il mare aperto.