Governare il Caos

L’idea che vorrei esprimere è chiara e limpida nella mia mente ma difficile da tradurre in parole che ne mantengano il pieno significato. Mi sembra che, per quante metafore io possa usare, nessuna riesca a comunicare integralmente il concetto. Partirei da una considerazione: nessuno, per quanto possa prepararsi e organizzarsi, è in grado di fare previsioni attendibili se non per situazioni molto vicine nello spazio e nel tempo. Non appena le distanze aumentano, la complessità della realtà rende significativa ogni minima variazione nelle condizioni di partenza. Come orientarsi allora, in un mondo che cambia sempre più velocemente in direzioni spesso imprevedibili? Proviamo ad immaginare l’esistenza individuale come la continua elaborazione di una complessa equazione. Per comprenderla meglio dobbiamo suddividerla in elementi più semplici. Tra gli innumerevoli fattori, bisogna riconoscere le costanti e le variabili. Le costanti sono rappresentate dai valori fondamentali (+++) , le variabili sono di due tipi: i fattori al di fuori del nostro controllo e gli elementi su cui possiamo agire. La distinzione tra i due gruppi non è sempre netta, a volte riteniamo di poter influenzare la realtà e ne ricaviamo frustrazioni, a volte rinunciamo a farlo e perdiamo opportunità.

Gabbiano dopo il temporale

Mentre mi preparo a scattare questa foto, il mare, il cielo, le nuvole, il volo del gabbiano e la luce mutevole sono le variabili al di fuori del mio controllo. L’inquadratura e l’attimo dello scatto sono le variabili sotto il mio controllo. Le costanti sono rappresentate dai parametri tecnici della macchina fotografica. Il gabbiano (in realtà erano 3 o 4) volava alzandosi e abbassandosi senza una precisa direzione. Ho scattato almeno 15 foto prima di averlo esattamente nella luce del cielo al tramonto. E questo è tutto… Per ora.

Alla ricerca di un centro di gravità permanente.

Sognare di camminare sulla spiaggia, con i piedi accarezzati dalla risacca, come trattenuto dall’acqua fresca, per poi allungare lentamente il passo fino a correre a perdifiato, con i piedi che sembrano volare sopra la sabbia bagnata. Allargare le braccia come fossero ali e spiccare il volo, librandosi in aria come un gabbiano. Ed osservare le cose da lontano, con distacco, lasciandosi alle spalle tutti i pensieri e le apprensioni, godendo dell’attimo e dello spettacolo del mondo. Nella metafora del sogno ritrovare un certo approccio per le piccole e grandi cose, il cui peso si stempera nella distanza, nel distacco creato dalla consapevolezza della propria infima dimensione rispetto alla grandezza del mondo.

Com’è possibile conciliare questa visione con la vita quotidiana, fatta di esigenze minime come mangiare e dormire ma anche di relazioni con altre persone, sia a livello di familiari e conoscenti che di colleghi di lavoro e amici; fatta di necessità economiche a breve e lungo termine, di responsabilità nei contronti di chi ti è vicino: figli, genitori, compagni di vita, animali e piante che dipendono delle tue cure? Come mettere tutto nella giusta prospettiva? E’ corretto adottare un’ottica diversa a seconda del contesto o è possibile trovare una sintesi?

Se allargo la visione al cosmo, le dimensioni sono talmente vaste che la nostra presenza si fa irrilevante, se scendo e considero l’ecosistema del pianeta in cui viviamo, penso all’umanità come ad un virus, un “incidente” evolutivo di cui probabilmente il mondo si sbarazzerà come accadde casualmente ai dinosauri. Se però mi fermo a valutare l’orizzonte della vita, nel tempo e nello spazio, ecco che nei limiti ristretti entro cui posso agire, è possibile trovare uno scopo, un motivo esistenziale.

Comincerei da qui, da queste immagini, da queste parole, sempre che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare.