Catturare la luce

«Dai muoviamoci che siamo in ritardo!» E così eccomi qua, ad arrancare faticosamente sulla neve indossando le ciaspole per la prima volta. Al rifugio, il corso sulla reflex e la fotografia di paesaggio è stato così interessante che abbiamo perso il senso del tempo ed ora siamo in ritardo sul programma. Dobbiamo raggiungere la cima di un’altura innevata prima del tramonto. Saranno si e no duecento metri ma mi sembrano due chilometri! Sono senza fiato: «L’elicottero del 118 ce la fa ad arrivare fin qui, vero?» «Sì sì tranquillo» mi risponde Alessandro sorridendo.  Ok, stavo scherzando ma fino ad un certo punto… «Dai che manca poco, siete quasi arrivati».
Quando inizi una salita a 2.236 metri di quota è bene partire con un passo leggero, senza fretta, ed invece adesso bisogna arrivare in cima prima che il sole tramonti altrimenti perdi l’attimo, il momento supremo, il motivo fondamentale per cui sei qui in questo preciso istante: “la ricerca dello scatto perfetto”.

Il cuore è al limite, ogni quattro passi devo fermarmi per trovare l’energia per i quattro passi successivi. “Però, non male le ciaspole! Non sprofondo nella neve e nemmeno scivolo! Tutta fatica risparmiata”. Piano piano, un passo alla volta, raggiungo la cima, e non sono nemmeno l’ultimo!
Ok, calma fermi tutti, ora devo capire dove sono e cosa succede, qualche attimo ancora perché il cervello ritrovi un po’ di lucidità.

Da qui si domina il passo di Giau con la Gusela del gruppo del Nuvolau a guardia del valico. Il paesaggio è magnifico e lo sguardo si perde tra le montagne innevate e il blu profondo del cielo. Siamo arrivati in tempo, il tramonto però è piuttosto deludente, a ovest le nuvole coprono il sole che sta calando e le vette non sono illuminate dalla luce dorata che vorrei. “Non importa, vediamo se posso trovare qualche composizione interessante”.

Passo Giau (BL)

Apro il cavalletto, monto la fotocamera e mi guardo attorno. Qualche foto al passo, qualche scatto al tramonto, poi si avvicina Alessandro, da perfetto organizzatore è sempre molto attento: «Come va? Hai settato i parametri corretti? Controllato il fuoco? Tolto lo stabilizzatore?». Meno male che c’è qualcuno che mi ricorda i dettagli fondamentali… “Lo stabilizzatore!”.

Ok ora tutto è a posto. «Posso vedere l’inquadratura?» «Secondo me faresti bene a spostarti, in modo da escludere questa neve in primo piano che disturba la composizione». Giusto, mi sposto più vicino al bordo del piccolo altopiano in direzione del tramonto.  Dopo essere andato velocemente a recuperare il tappo di un obiettivo che era caduto ad uno di noi e scivolato fin quasi ai piedi della collina, Alessandro ritorna, tranquillo e sereno. Senza nemmeno la necessità di riprendere fiato mi aiuta a comporre l’immagine sul display della fotocamera.  Nel frattempo il sole continua a calare e le nuvole, ora illuminate dal basso, iniziano a colorarsi di rosa, arancione, rosso, viola, fucsia, magenta ed altri colori straordinari ancora senza nome.

Incantato dal momento, in ginocchio sulla neve, solo davanti al miracolo, cerco di catturare la luce…

Colori del tramonto dal passo Giau
Wanderersouls

Al centro dell’universo

Paramecio

Su come la vita sia iniziata sulla Terra non vi sono certezze, sicuramente però la base molecolare su cui si fonda obbliga i primi esseri ad avere delle dimensioni specifiche: non troppo piccoli altrimenti i processi chimici metabolici non possono avvenire e non troppo grandi per mantenere una coerenza nell’organizzazione dell’individuo.

Tra la minima dimensione quantistica e la massima dimensione dell’universo vi sono 60 ordini di grandezza. (Il rapporto tra un ordine e il successivo è di 1/10).

La misura della cellula, espressione basilare della vita, si colloca perfettamente a metà tra queste dimensioni. E così, seppure in modo diverso da quanto considerato in passato ma con una potenziale applicabilità anche a sconosciute specie aliene, l’essere umano e tutti i viventi, ritrovano da questo particolare punto di vista, la centralità smarrita nell’infinito spazio cosmico.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ordini_di_grandezza_(lunghezza)

Galassia

Mancava poco alla mezzanotte, Peter camminava tranquillo sul sentiero di sabbia poco illuminato tra i pini marittimi e le capanne, il rumore dell’animazione del villaggio vacanze diminuiva mentre si allontanava dalle zone comuni.
I pensieri, inquieti ed agitati come farfalle colorate, lo portavano verso il pontile; affollato di giorno da persone che prendevano il sole e si tuffavano in acqua, ora era deserto.
Passò accanto agli scogli dove due ragazzi si stavano baciando al buio, raggiunse la zona pianeggiante alla base del molo, una coppia conversava a bassa voce, seduta sui lettini di plastica bianca.
I suoi passi risuonavano mentre camminava lentamente sul pontile di legno, il mare era calmo, la lieve brezza del giorno si era fermata, solo un sommesso sciabordio proveniva dagli scogli sulla riva.
Gli occhi si stavano abituando al buio, nella notte senza luna lievi bagliori guizzavano nell’acqua, forse dei gamberetti, si chinò per guardare meglio, non era bioluminescenza.

Si alzò in piedi e guardò verso l’alto, per la prima volta la vide, maestosa ed infinita. Una scia lattiginosa nel cielo nero, la Galassia! Invisibile da casa per l’inquinamento luminoso della città. Le foto, nonostante la capacità di raccogliere e moltiplicare la luce, non si avvicinano nemmeno alla magnificenza del cielo stellato.
Rimase ad osservarla silenzioso, riconoscendo le stelle e le costellazioni che la punteggiano: a sud, nella zona più luminosa del centro galattico, la forma a teiera del Sagittario e poi risalendo l’Aquila con Altair, Deneb nel Cigno, la luminosa Vega allo zenith fino a Cassiopea dove la Via Lattea sfumava a nord.
Erano evidenti anche le zone d’ombra, oscurate dalla polvere cosmica.
Lentamente aprì le braccia, alzando lo sguardo al cielo.
In un istante la consapevolezza si cristallizzò intorno a lui e per un attimo il tempo si fermò.
Percepiva chiaramente la propria posizione sul pianeta: nel solstizio d’estate 2020, a quarantacinque gradi sul bordo della Terra, proteso verso il cielo, le braccia allineate al piano orbitale, la luna e il sole in eclissi alle spalle, guardava rapito lo spazio esterno al sistema solare.

La luce di innumerevoli stelle, proveniente da luoghi e tempi immensamente lontani, convergeva attraverso i suoi occhi in un luogo della sua mente (100 miliardi di neuroni, circa 130 mila miliardi di sinapsi, 500 volte le stelle di tutta la Galassia).
Nello stesso momento, all’interno del cervello, tutti i moduli pulsavano sincronizzati, espressione macroscopica di un universo quantistico neuronale.

Il modulo visivo associava la luce al concetto stella che richiamava i nomi e le esperienze collegate, miriadi di connessioni agivano all’unisono raggiungendo le aree frontali della coscienza.
Un lampo luminoso originò la singolarità, qualcosa si espanse dal punto, raggiungendo i limiti del cosmo.
Per qualche istante il tempo perse significato, la visione quasi lo travolse, non faceva freddo ma sulla pelle sentiva strani brividi, quasi che il corpo non bastasse più a contenerlo.
Era lui, un punto infinitamente piccolo, al centro di innumerevoli rette, eccezione straordinaria, in grado di espandere la propria consapevolezza al cosmo che lo circonda.

Riprese a respirare e a percepire i suoni lontani.

Una farfalla iridescente si alzò dal molo e si posò sul dorso della mano destra ancora rivolta al Sagittario… poi, con un leggero battito d’ali, volò via verso il mare aperto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eclissi_solare_del_21_giugno_2020

Il privilegio del collare. Un sogno Illuminante.

Indossare il collare o essere libero? Video in soggettiva di un cane. Il collare della dipendenza o del condizionamento inconsapevole.

Ho sognato di accompagnare una persona famosa ad un incontro pubblico, una specie di fiera o congresso, dove molte persone con diversi interessi si ritrovavano. Siamo stati accolti con grande entusiasmo, tutti volevano presentarsi, salutare e farsi vedere vicino al leader. Godere della manifesta fiducia di una persona così famosa, benvoluta, rispettata ed invidiata, mi faceva sentire importante. Non che la mia opinione contasse veramente qualcosa, lo conoscevo superficialmente e era solo una fortuita coincidenza che io fossi nel gruppo dei suoi accompagnatori. L’unico lieve fastidio collaterale era doverlo seguire nei suoi continui spostamenti tra un gruppo di persone e l’altro .

Ad un certo punto lo persi di vista e, come accade nei sogni, mi ritrovai improvvisamente in un altro contesto. Ero in un campetto ai margini della fiera, pronto ad effettuare un calcio d’angolo in favore dell’unico giocatore che mi incitava ad un assist davanti alla porta. Dopo un primo tentativo ridicolo e maldestro ripetei il tiro e questa volta il passaggio riuscì perfettamente, piazzando la palla al posto giusto il mio compagno segnò il goal della simbolica vittoria. Così mi avvicinai per festeggiare ed accadde una cosa strana. Mi ritrovai a camminare accanto a lui ma all’altezza dei suoi fianchi, come limitato da un guinzaglio. Non ero più libero di muovermi a mio piacimento e la visione era molto più ristetta. Nel mio campo visivo apparve un oggetto tenuto nella mano di chi mi tratteneva, forse un osso o qualcosa di simile. Questa situazione mi apparve così buffa che scoppiai a ridere di cuore e improvvisamente mi risvegliai.

Riflettendo sul sogno: quante volte indossiamo un collare senza esserne consapevoli? Quale prezzo siamo disposti a pagare per essere liberi?

Sui 5 sensi

Chimica:sistema olfattivo e gustatorio.
E’ la base per le interazioni con l’ambiente delle cellule ai primordi della vita. I suoi diffusi collegamenti con l’archeocorteccia cerebrale fanno pensare che il senso dell’olfatto sia stato uno dei primi ad essersi sviluppato negli esseri viventi.

Di prossimità : tatto
I recettori periferici specializzati trasformano gli stimoli meccanici applicati alla cute in impulsi nervosi e li trasmettono attraverso le fibre nervose sensitive, ai centri nervosi superiori, dove vengono decodificati.

Distanza: udito
Il sistema uditivo periferico inizia con l’orecchio ed è deputato alla prima fase della trasduzione del suono. Questi primi componenti del sistema uditivo non fanno direttamente parte del sistema nervoso, tuttavia sono strettamente connessi ad esso. Eseguono la traduzione meccanoelettrica delle onde pressorie sonore in potenziali d’azione neuronali.
Distanza: Vista
Le cellule fotoricettive trasmettono il segnale nervoso alle cellule gangliari con le quali fanno sinapsi. Gli assoni delle cellule gangliari si riuniscono e danno origine al nervo ottico, il quale prosegue attraverso il foro ottico della cavità orbitaria e giunge nella fossa cranica media.

Componenti sensibili e elaborazione multilivello dei dati.

La comunicazione modifica il modo in cui percepiamo il mondo modificando i sistemi di elaborazione dei dati forniti dai sensi.

Cervelli diversi = mondi diversi

Radici

La mia curiosità come eredità di mio padre e di mia madre vista attraverso la lente della crescita personale. Gli studi di mio padre e la mia scoperta del mondo attraverso i libri : conoscere, narrativa, saggi…

Raccolta da Facebook -2018 2019-

Il fiume mi ha affascinato da sempre, attirandomi a sè fino a caderci dentro.
Da bambino, mentre guardavo le effimere svolazzanti sulla sponda, mi sono distratto, precipitando nella roggia che passava vicino casa.
Nulla di serio per fortuna, solo un veloce tuffo nell’acqua bassa e una breve camminata grondante verso casa.

Ma il fiume con le sue acque, che scorrono sempre diverse e sempre uguali, mi porta con sè ancora adesso.

Il fiume Sile a Quinto di Treviso

Vorrei tornare a riveder le cose come un bambino. Vedendole ora per la prima volta per ciò che sono, con l’innocenza del non pregiudizio. Le cose piccole e le cose grandi, e giocare con loro come allora.
Da piccolo bastavano i sensi, da grande nuovi mondi si svelano e richiedono sensibilità più affinate. Siamo fatti per esplorare, come un tempo i sentieri dei prati, oggi le strade della vita. In alto lo sguardo tra una scoperta e l’altra per cogliere la prospettiva! Non so dove si arriverà, ma l’orizzonte è lontano e le possibilità aperte. F.B.

(foto scattata durante “la 200” ed. 2018 a bordo di “Croce del sud” di Silvano Minello)

«Un bambino guarda tutto come se lo vedesse per la prima volta; il genio non è che l’infanzia ritrovata per un atto di volontà». [Charles Baudelaire]

Come gocce d’acqua soli danziamo,
scontrandoci ed incontrandoci in un apparente caos

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Ricordi d’infanzia

Era con Leuccio che ho esplorato vagabondando, tutto il quartiere.
Dalle Acquette al Chiodo e altri luoghi ancora…
Abbiamo vissuto insieme avventure che oggi ritrovo solamente nella migliore letteratura.

Credo che nella nostra mente, siano segnate, profonde e basilari, tutte le relazioni (nella loro infinita varietà) tra persone, animali e cose, che da bambini abbiamo incontrato.

Cosi oggi desidero ringraziare Leo per la sua amicizia e la sua continua capacità di sorprendermi.

E’ il Villaggio che cresce le Persone.

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Un bagliore scorgo lontano…
Ambiente alieno: procedere con cautela.

Il Dronista

Volare all’interno del tempio di San Nicolò a Treviso con il drone.
E’ un’esperienza che ricorderò per sempre, un accavallarsi di emozioni e di pensieri.

E’ il cuore, il primo a parlare:
Lo spazio enorme ma chiuso a mia disposizione.
La paura di perdere la concentrazione e di danneggiare le opere irripetibili che mi circondano.
Certo che sono assicurato! Ma il valore a rischio è inestimabile.

La mente prosegue:
Devo pilotare in atti-mode.
Senza quindi l’assistenza del GPS che non è affidabile all’interno di spazi chiusi.
Settare la risposta del drone in caso di assenza del segnale del radiocomando.
Vicino alle pareti, a causa del flusso d’aria creato, il drone tende ad essere “attratto” dal muro, fare attenzione.

Aumenta la concentrazione.
I rumori si fanno ovattati.
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(———–o———–)
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La preparazione al volo del drone e il rituale di verifica delle eliche.
La magia del radiocontrollo che si attiva, l’app sullo smarthphone.
.
La scelta (ecco qui) del luogo di decollo.
.
La procedura di accensione. Il controllo pre volo. Il decollo!

xxx zzzzzzzzzzzzzzzzzz zzzz zzz z zzz zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz….

Alcuni istanti in hovering per sintonizzarci l’un l’altro.
I suoni si focalizzano solo su quello che è indispensabile ascoltare:
il ronzio regolare e le variazioni nel rumore delle eliche: un feedback acustico in risposta ai movimenti delle dita sugli stick del radiocomando.

E’ quasi come suonare uno strumento musicale.

Gli stick come le corde della chitarra o i tasti del pianoforte.

Una metà di me controlla la quota (z) e la rotazione (r), l’altra metà il movimento sugli assi (x) e y.
Il dito medio sinistro si occupa del tilt della camera.
Lo sguardo concentrato sul drone in volo, la visione periferica pronta a segnalare il minimo allarme.

In questi rari attimi, il drone diventa un’estensione dei miei sensi.

Le orecchie tese al ronzio delle eliche.
Gli occhi concentrati.
Lo spazio si dilata.
Il cuore si stabilizza.
(Rec) si vola!

“Tu non puoi essere altro che te stesso.
Allora rilassati. L’esistenza ha bisogno di te così come sei.”
Osho

Quando sei solo, nessuno ti può infastidire… tranne te stesso. FB

dav

Perchè ho scelto te tra mille altre?
Mi guardavi, diversamente dalle tue sorelle.

«Lascia perdere la fede!» ripeteva sempre Ciang. «Non t’è mica servita la fede, per volare. T’è bastato l’intelletto: capire la faccenda. (R.Bach, 2006, 57)

“Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.” R.Bach da “Il gabbiano Jonathan Livingston”

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Nella periferia di Treviso (SMR) – tra il 1970 e il 1975

Tra le palazzine dove vivevo da piccolo e dove abito tuttora, corre una rete, interrotta a metà da uno stretto passaggio pedonale. In queste case, allora di proprietà del demanio militare, alloggiava il personale dell’esercito, che negli anni della guerra fredda, garantiva il presidio dei confini tra l’Europa e i paesi del blocco sovietico. Erano famiglie provenienti da tutto il Paese ma prevalentemente dal meridione e dalle isole, una particolare rappresentanza di italiani di cui magari vi parlerò più avanti.
La rete divideva le famiglie dei sottufficiali dell’esercito, da quelle dell’aeronautica e degli ufficiali. Non ho mai capito la necessità di una tale separazione anche perché, in quegli anni, nella parte più a nord, vicino al muro del campo sportivo, era stata completamente schiacciata a terra, tanto che noi ragazzini usavamo quel varco per scorrazzare liberamente da una zona all’altra. Era naturale per noi usare quel passaggio, era anche la via più breve per giungere ad un luogo meraviglioso.
C’era un bar gelateria vicino alla chiesa, che per noi ragazzini rappresentava il massimo del piacere. Quando ci ritrovavamo qualche soldino in tasca, dalla paghetta di casa o per qualche lavoretto fatto in giro, ci fiondavamo da Romeo per comprarci un ghiacciolo, qualche caramella o un delizioso cono con panna.
La rete calpestata non era comunque una bella vista e così qualcuno decise di mettere a posto le cose. La vecchia recinzione fu sostituita da una nuova. L’ammasso rugginoso e contorto sparì e al suo posto fu eretta una nuova rete, uguale alla precedente ma nuova e splendente. Il passaggio pedonale in mezzo c’era ancora, ma a noi ragazzini non andava di dover fare il giro più lungo per andare da Romeo.
In capo ad una settimana però accadde un fatto strano: nella parte a nord, dove fino a pochi giorni prima c’era il varco schiacciato, la nuova rete cominciò a piegarsi.
Prima una lieve curvatura del bordo superiore e poi, man mano che passavano i giorni, la rete scese fino a terra. Ovviamente non credo si trattasse di un fenomeno paranormale.
In ogni caso, dopo meno di un mese, il passaggio era riaperto e la strada breve verso la gelateria ripristinata. La situazione rimase così per molto tempo, fino alla ristrutturazione attuale dell’area.

Ora è tutto più ordinato, con stradine asfaltate e giardini condominiali. La rete c’è ancora e passiamo tutti dai varchi predisposti, credo sia una buona cosa.
Mi spiace solamente che non ci sia più Romeo, la nostra gelateria delle meraviglie.

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Nella periferia di Treviso (SMR) – tra il 1968 e il 1972

Noi da bambini, conoscevamo la magia.

Oltre il varco che interrompe la recinzione delle palazzine dove abito ancora oggi, molti anni fa si apriva un portale verso un mondo straordinario.
La periferia della città si stava espandendo ma c’era uno spazio, circondato da alti edifici, che era sopravissuto incolto.
D’inverno era poco più di un prato, un terreno ondulato che chiamavamo “le montagnole”, percorso da quei sentieri che si formano spontaneamente per il passaggio delle persone.
In primavera diventava una “terra di mezzo” dove sorprendere le lucertole addormentate al sole, stanare da sotto i sassi gli orbettini luccicanti e talvolta incontrare bambini nuovi, usciti dalle case vicine.
Ma quando con l’estate le erbe selvatiche crescevano alte, i sentieri fiorivano in fantastiche gallerie che la nostra banda percorreva circospetta, fino ad una radura nascosta, conosciuta a pochi.
Arrivati in quel luogo, nel folto della boscaglia, lontano dagli sguardi degli adulti, il mondo si trasformava.
Grazie ad una certa magia che solamente i più piccoli conoscono, la banda diventava tribù.
I bimbi si tramutavano in impavidi guerrieri, i cani in gioiosi compagni di caccia.
Si immaginavano storie, ridendo senza un pretesto, in un continuo misurarsi e mettersi alla prova, sfidando i nostri limiti anche a costo di qualche livido.
La sera, i richiami della cena, strillati dalle finestre lontane, ci riportavano sempre troppo in fretta alla realtà.
La magia così svaniva e con il cuore ancora in tumulto per i giochi interrotti, si tornava a casa.

Vi confido però che anche oggi, quando mi capita di passare davanti al “residence” costruito sopra le montagnole, un pizzico di quella magia lo sento ancora.

Nella periferia di Treviso (SMR) – tra il 1968 e il 1978

Ho avuto la fortuna da bambino, di giocare con i cani.

Non parlo di quelli legati alla catena o liberi nel giardino.
E nemmeno di quelli più piccoli che molti oggi tengono in casa.
Io ho giocato con i miei fratelli ed i miei amici in uno spazio selvaggio tra l’infanzia e l’adolescenza.
Era selvaggio al punto che d’estate, durante le vacanze estive, la casa era solo la tana dove andare a dormire, il luogo dove trovare accoglienza sicura. Si usciva al mattino a giocare in cortile con gli altri bambini.()
E tra noi girava spesso qualche cane randagio in cerca di qualcosa.
Con i cani giocavamo e ci comprendevamo a perfezione.
I gatti erano più difficili da avvicinare ma portavano altre emozioni.
Col tempo, le nostre scorribande si sono fatte sempre più lontane.

p.s. Alcuni di voi sono proprio qui ora, altri sono presenti nel ricordo.

“Arcobaleno!” Gridò l’acqua cadendo.  FB

When it is dark enough, you can see the stars.
[Ralph Waldo Emerson]

E’ nella “giusta distanza reciproca” che troviamo un po’ di pace.

Il pedone è il pezzo più importante sulla scacchiera… per un pedone.
[Isaac Asimov]

La nobiltà dello sport

Quando il cielo si tinge d’arancio, la fredda ragione cede il posto al calore dell’emozione.
In una calma sera d’ottobre le barche gemelle, come sorelle in competizione, lottano senza risparmiarsi mettendo in campo ogni risorsa per primeggiare.
E anche se talvolta lo scontro può farsi duro, tra loro si rispettano, consapevoli che vincere con onore costa impegno e fatica.
La nobiltà dello sport brilla di luce propria, avvolta dai colori di un sole appena tramontato.

Punti di vista

La realtà di un neurone del centro del linguaggio. Descrizione del suo ambiente e delle relazioni tra lui e gli altri neuroni, dei gruppi e delle loro funzioni in rapporto al corpo. Evento destabilizzante, crisi e soluzione.

L’amigdala contribuisce ad elaborare le emozioni.

Abbiamo scoperto che compiti distinti corrispondevano a differenti moduli della rete cerebrale. Esistono moduli dedicati all’attenzione alla memoria e al pensiero introspettivo e abbiamo scoperto che altri moduli sono dedicati all’udito al movimento e alla visione.

Questi processi cognitivi sensoriali e motori coinvolgono singoli moduli contigui buona parte dei quali è confinata in un singolo lobo del cervello.

Abbiamo anche scoperto che le computazioni nei moduli non stimolano più attività in altri moduli, un aspetto importante della lavorazione modulare.

Ciascun modulo deve saper funzionare in modo quasi indipendente.

Al fine di completare molti compiti cognitivi i moduli devono spesso operare insieme.

Un compito per la memoria a breve termine, ad esempio tenere a mente un nuovo numero di telefono richiede la cooperazione di moduli uditivi dell’attenzione e dell’elaborazione della memoria.

Per integrare controllare l’attività di molteplici moduli il cervello usa gli hub. Nodi dove si incontrano le connessioni originate da differenti moduli cervello.

https://www.scientificamerican.com/article/how-the-mind-emerges-from-the-brains-complex-networks/